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Un’opera a sostegno del progetto “In pista per Amatrice”, un simbolo di forza e determinazione a “non mollare mai”

In occasione dell’evento Media Apero svoltosi domenica 18 dicembre a La Villa Di Badia in Alta Badia, in cui ha avuto luogo la presentazione del libro “Max Blardone – oggetti, aneddoti e pensieri del nostro campione”, che ripercorre per immagini le vicende sportive e la vita del campione ossolano, un libro dal profondo contenuto emozionale realizzato per volontà del Fan Club Max Blardone ed il cui ricavato sarà interamente devoluto ad un progetto a favore delle popolazioni terremotate, l’artista Daniele Basso ha presentato l’opera “Super Max Arciere”.
Un’opera declinata in 2 dimensioni, con tiratura limitata a 35 pezzi, che contribuisce alla raccolta benefica di fondi voluta e organizzata da Max Blardone quale riconoscimento e incentivo ai benefattori che saranno stati i più generosi a fine progetto.

 “Quando Max Blardone – ha spiegato Daniele Basso – caro amico e autentico campione nella vita come nello sport, mi parlò del suo progetto, pensai all’importanza anche dell’Arte nei processi di ricostruzione fisici e morali delle aree colpite dal terremoto, e mi riproposi di contribuire… è nata così un’opera che è un grazie concreto, espresso attraverso l’arte, a chi aiuta queste famiglie, private della casa, dei beni e a volte degli affetti più cari, a “non mollare mai”!

L’Arte infatti aiuta a prendere coscienza del mondo attraverso le emozioni. Esprime l’essenza più profonda dell’uomo, che in essa trova la propria identità individuale e collettiva. Impossibile immaginare il significato di perdere tutto, ma in mezzo alla tragedia e al dolore della distruzione della materia, occorre curare anche lo spirito con la bellezza. Per ritrovare il coraggio di sognare il futuro, persino migliore del passato perduto. Per celebrare la vita con forza e dignità, e ridare lustro ad un pezzo meraviglioso d’Italia ed alla sua cultura d’eccellenza!
E’ nata così un’opera che trasforma “Super Max”, nella posa dell’Arciere, in un simbolo non solo di vittoria a fine gara, ma anche di forza e determinazione di “chi non molla mai”. Consapevole che la vittoria si costruisce un passo dopo l’altro. In cui la freccia è metafora per andare oltre le difficoltà, nella direzione scelta. Oltre i propri limiti, verso nuove sfide, con coraggio e dignità. Trasformando la spinta alla sopravvivenza in desiderio e ricerca di un mondo migliore.

INFO/PHOTO COURTESY: Daniele Basso

 Chiara Mattavelli

 

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