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Raniero Botti: un architetto, mille progetti
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Raniero Botti, architetto romano alla guida dello studio Sycamore, non ha mai smesso di progettare. Con impegno, ricerca e creatività modella, trasforma, converte, adatta luoghi e spazi fisici, traducendoli in ambienti e atmosfere belli da vivere.

Sycamore è il nome del suo studio. Un nome, un significato?
«Sycamore significa albero. Metaforicamente l'albero da cui nascono idee e progetti a non finire».

Cos'è per Raniero Botti l'architettura?

«Il mio modo per dar forma ai sogni, per esprimerli e realizzarli».

Un romantico.

«Anche. Ma soprattutto un architetto creativo che vuole meravigliare e far innamorare le persone di un luogo».

Come ci riesce?

«Lo spiegherò con un esempio. Negli alberghi, che spesso curo a 360°, dal progetto all’arredo, seguendo interior ed esterior design, mi concentro su ogni spazio, cercando di tirare fuori il massimo. Un corridoio, per me, non è un punto di passaggio, ma un luogo che accompagna la persona a scoprire la meraviglia dell’ambiente al quale conduce, che sia la propria stanza come la reception. In questi termini, ogni corridoio assume una funzione, da valorizzare con un opportuno studio di luci, colori e arredi».

Il suo ultimo progetto?
«Un albergo nel cuore di Firenze. L’ho appena terminato, trasformando quello che fino a qualche anno fa era un cinema. Ci sono voluti mesi, o, meglio, anni di lavoro, ma ne è valsa la pena, ne sono molto soddisfatto».

Alberghi, case, complementi: è un architetto a tutto tondo...

«Sì, così non mi annoio mai».

Tre pezzi di design di sua produzione cui è affezionato in modo particolare.

«La mia famiglia di lampade, la Camaleonte collection e il tavolo riunioni. Sono tre pezzi completamente diversi, adatti a contesti differenti, ma tutti e tre esprimono bene il mio gusto per le forme pulite, leggere, moderne e spesso molto colorate».

Cosa pensa dei rooftop sempre più di tendenza?

«Sono un'ottima idea perché permettono di sfruttare spazi prima scarsamente utilizzati o comunque ben poco valorizzati in cui la vista è maggiore e il rumore minore. C'è da dire che, su questo fronte, l'Italia arriva un po' in ritardo: adesso stiamo assistendo a un boom di terrazz quando all'estero è da anni che succede».

A suo parere è Milano la città del design in Italia?

«Senz'altro. E aggiungo che ultimamente sta vivendo un momento di grande fermento. Ma non bisogna trascurare Roma: penso abbia ancora molto da dire; e di certo le potenzialità non le mancano».

E in Europa qual è la capitale del settore?

«Londra resta un punto di riferimento unico, ma Berlino non scherza».

Mentre nel mondo?

«New York e Los Angeles, a mio parere, restano il top dell'avanguardia».

INFO: 

PHOTO COURTESY: Edmondo Ageletti Studio Octopus, Raniero Botti


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