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Lab145, quando l'innovazione incontra l'artigianalità
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Dieci anni di lavoro fianco a fianco nel settore manifatturiero made in Italy. Poi l’idea, la scelta, la volontà di unirsi e lanciarsi insieme in LAB145, factory modenese fondata a fine 2012 dal designer Mirco Montecchi e dall’artigiano Guido Fregni. Due percorsi e professionalità parallele e complementari che oggi dialogano nell’ideazione di progetti, nella sperimentazione di materiali, nella realizzazione di complementi d’arredo dalla spiccata funzionalità. A raccontarci il backstage è Tommaso Fregni, 29 anni, figlio di Guido e responsabile vendita e marketing di LAB145. TID l’ha incontrato e intervistato per voi.

Perché LAB145?

«LAB sta per laboratorio e soprattutto per trasmettere l’ambiente artigianale che avvolge ogni nostro prodotto: dall’inizio alla fine del processo di realizzazione; dall’idea di partenza al risultato finale. 145, invece, è il numero civico della sede aziendale».

Luci, tavoli, sedie, sgabelli, portariviste: tanti prodotti e un denominatore comune. Quale?

«Sicuramente la doppia anima di ogni nostro : da una parte è artigianale e personalizzabile nelle misure, nella scelta del materiale, nel colore; dall’altra l’apertura a renderlo seriale, nel senso di riproducibile su ampia scala. In questo modo offriamo sia un prodotto “su misura” sia “in serie”, riuscendo a soddisfare le diverse esigenze e richieste».

Design e multifunzionalità: due parole su Square D.
«Con Square D abbiamo voluto portare la multifunzionalità al massimo livello. Era il nostro obiettivo e penso siamo riusciti a raggiungerli. Perché Square D è un tavolino utile come punto d'appoggio tanto in un salotto quanto in una camera da letto. In più, con del tessuto applicato con del magnete, diventa sgabello. Nell'uno e nell'altro caso, illumina, grazie alla lampadina a vista, e fa da portariviste, occupando pochissimo spazio. Altra sua caratteristica è quella di essere modulabile: più pezzi si possono accostare perfettamente tra loro, creando così un complemento d'arredo più ricco».

Il 2015 ha visto LAB145 tra i padiglioni di Homi e poi al Fuorisalone del Mobile. Riscontro?

«Lo scorso gennaio abbiamo partecipato a Homi, mentre ad aprile al Fuorisalone con uno stand presso l’Opificio 31. Entrambe le manifestazioni sono state un ottimo trampolino di lancio per far conoscere alcuni nostri progetti, come la libreria in marmo e plexiglass, e provarli sul campo, in un certo senso».

In che senso?

«Incontrare addetti e pubblico è un vero test: serve a capire se il prodotto piace, funziona, riscuote consenso. Per noi sono state due tappe dal bilancio molto positivo, oltre che utili e importanti a livello di visibilità. Tanto che stiamo pensando di tornare alla prossima edizione di Homi, in calendario il prossimo settembre».

Quanto conta per LAB145 innovazione e ricerca?

«Per noi è centrale innovare e, di conseguenza, lo è sviluppare la ricerca, intesa come sperimentazione di forme e, soprattutto, di materiali con lo scopo di raggiungere prodotti sempre più evoluti, pratici, performanti, senza incidere sui costi, che vogliamo mantenere accessibili».

Attualmente cosa “bolle in pentola”?

«Stiamo lavorando sulla sinterizzazione».

Sinterizzazione?

«E' un processo che viene effettuato con un laser selettivo e trasforma una polvere, nel nostro caso un misto nylon/vetro, in un materiale plastico indivisibile. Le applicazioni finora, data la possibilità di realizzare pressoché ogni disegno, e la rapidità del processo, sono state soprattutto nel campo della prototipazione industriale. Tuttavia, proprio in virtù delle due caratteristiche dette, la sinterizzazione risulta interessante anche nel mondo del design, a maggior ragione se consideriamo che le caratteristiche del materiale, per rapporto spessore/resistenza, aspetto e sensazione al tatto, risultano per noi migliori rispetto ai materiali comunemente usati nella stampa 3D, come il PLA. Proprio per questo puntiamo ad applicare la sinterizzazione a due nostri prodotti must: le illuminazioni Shell e Origami. E siamo sulla buona strada...».

FOTO Courtesy: Paolo Borghi, Tommaso Fregni, Mirco Montecchi

Info: 


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