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L’addio al papà della moka
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«Ci mancherai. Ciao Renato».
Poche parole, una foto e una profonda tristezza sullo sfondo della home aziendale.
Il papà della moka, l’«omino con i baffi» più famoso del mondo ci ha lasciato lo scorso 11 febbraio. Renato Bialetti si è spento ad Ascona, nel Canton Ticino. L’azienda, l’Italia, il mondo intero lo salutano e ricordano oggi. Con stima e commozione.
Aveva 93 anni. Una vita, la sua, lunga, intensa, che un po’ tutti abbiamo vissuto con lui. Perché lui è entrato nelle case e nelle famiglie di tutti noi con quella caffettiera in alluminio, con quella moka tanto semplice nella linea e pratica nell’uso che nel Dopoguerra rivoluziona il modo di preparare il caffè. Forse in pochi avevano scommesso in un successo simile, forse neanche lui aveva immaginato di trasformarla in un’icona del made in Italy, in un prodotto di design cult, in un simbolo intramontabile, in un rito tutto italiano.

Eppure la moka Bialetti è diventata questo e molto di più, e lo deve proprio lui, a Renato. Perché è lui, figlio di Alfonso, fondatore nel 1919 di un’officina per la fusione e la lavorazione dell’alluminio a Omegna, in Piemonte, inventore nel 1933 del primo modello di moka, a prendere le redini dell’azienda di famiglia nel 1946 e a portare su e giù per lo Stivale, per l’Europa e poi nel mondo la moka del padre. Che si presenta stretta in vita come le signore dell’epoca e dalla particolare forma ottagonale. Con linee essenziali e praticità totale. Nel tempo rimane fedele a se stessa. Minimi ritocchi e l’introduzione dei celeberrimi baffi, nati dall’immagine stilizzata dell’imprenditore, ritratto dalla mano dell’artista Paul Campani. Un’idea che oggi ci pare semplice, ma che al tempo segna la svolta. Renato Bialetti ci mette la faccia sulla sua moka o, meglio, i suoi baffi. E con loro diventa uno dei protagonisti del Carosello. Buca lo schermo allora in bianco nero, entra in casa, si serve a tavola, fa bene il caffè e fa tanta compagnia. Funzione ed emozione. Intuito e coraggio. Design italiano, marketing globale. Poi arrivano i negozi, i colori, i formati. E Bialetti porta a casa un risultato senza confini e senza pari, firma un caso unico di design industriale, realizza un oggetto che diventa un pezzo di storia: presente, passata e di sicuro futura. La moka oggi si trova nelle case di tutto il mondo, è esposta nei principali musei d’arte contemporanea, dal MoMa di New York alla Triennale design museum di Milano. Renato se ne è andato, la sua, la nostra moka resta. Cosa dire? «Ci mancherai. Ciao Renato». E grazie.

INFO:  PHOTO CREDITS: Roberto Ranzoni


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