Cambierà la tua percezione di stile
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Dall'Accademia di Brera all'Urban Center di Milano con Gio Minelli
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Quali sono le tappe clou del tuo percorso professionale?
«Il mio percorso professionale comincia durante gli studi all’Accademia di Belle Arti di Brera, a Milano. Anni bellissimi in cui arte e design cominciavano a contaminarsi a vicenda così come artigiani, designer, artisti; anni in cui la sperimentazione viveva un momento di incredibile fermento e i confini cominciavano a vacillare. Passare da un'opera su tela alla realizzazione di un oggetto artistico d'arredo è stato per me naturale. Nascono così i primi oggetti, le prime collezioni e, di conseguenza, le prime esposizioni nelle gallerie d'arte. Ricordo gli inizi come un periodo intenso ed emozionante, oltre che la base artistica del mio percorso, che negli anni mi ha portato a occuparmi anche di industrial e interior design, rendendomi oggi un professionista molto aperto e in dialogo costante con arte e industria».

Come definiresti il tuo approccio al design?

«In una prima fase, mi approccio al design e al progetto in modo prevalentemente artistico, espressivo, gestuale, quasi pittorico. Solo in una seconda fase traduco tutto in un progetto vero e proprio».

Quali sono i criteri che guidano la creazione delle tue opere?
«In ogni collezione cerco di comunicare un tema portante sempre diverso. Nella collezione Anomalie, per esempio, cercavo un gesto forte e riconoscibile di ribellione, di libertà progettuale e questo si è tradotto in una gamba di un tavolo o di una sedia, che sale verso l'alto per poi scendere verso il pavimento, bucando il piano stesso dell'oggetto. Nella collezione Filo Bianco, invece, ho lavorato sui temi di resistenza e leggerezza e sul portare il lavoro artigiano al massimo della sua espressione artistica. In ogni mio lavoro c'è un tema che si riconduce non solo alla mia storia professionale, ma anche alla mia vita privata, alle emozioni e al vissuto di quel preciso momento».

E quali sono i materiali principe?

«I materiali che ho prediletto finora sono i metalli, l'acciaio armonico, l'acciaio inox, il ferro e l'alluminio, l'ottone e il rame. Materiali che si prestano molto al lavoro artigianale e artistico».

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«Possiamo trasferire idee e comunicare attraverso qualsiasi tipo di oggetto. Pensare a oggetti diversi è molto più stimolante e farlo da punti di vista diversi lo è ancor di più. Per me artisti, artigiani, designer, architetti e stilisti devono essere in grado di confrontarsi su qualsiasi tipo di progetto, mescolando conoscenze e competenze. E ultimamente noto che stiamo andando in questa direzione, che l'approccio al progetto sta radicalmente cambiando».

Un commento sulla tua opera esposta a Milano, presso l'Urban Center in Galleria Vittorio Emanuele?

«E' il primo pezzo della collezione SG, Sacred Geometry, una serie di opere luminose in cui il tema è la ricerca del sacro, dell'equilibrio, del silenzio e della contemplazione. Attraverso lo studio e l'applicazione della geometria sacra, sto realizzando delle sculture a parete costruite mescolando artigianalità e l'uso di macchinari ad altissima precisione. Il risultato sono oggetti luminosi di grandi dimensioni che sembrano non avere una collocazione temporale».

Qual è il lavoro realizzato in cui ti rispecchi di più?

«Senza dubbio l'opera esposta all'Urban Center perché esprime e traduce una mia ricerca intima e profonda».

Progetti su cui sei all'opera?

«Tra i progetti più imminenti c'è sicuramente la presentazione della collezione Sacred Geometry a Parigi, da Tajan, nel mese di ottobre, l'uscita di una nuova lampada progettata per Fabbian Illuminazione e la realizzazione di una residenza privata estiva basata sempre sui canoni della geometria sacra».

INFO: 

PHOTO: Courtesy Gio Minelli


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